Tuesday, February 14, 2006

LA MELA MARCIA



Mi meraviglio.
Sì, a volte mi meraviglio che penne famose per la schiettezza delle loro posizioni ma anche per la lucidità di molte loro analisi, colgano scivolate dirompenti su talune argomentazioni; quasi che alternino momenti di genio ad analisi qualunquiste da italiano medio. E così mi meraviglio che una lingua verace come quella di Vittorio Feltri cada nel dirupo dell’ingenuità e rinforzi il carico di medierà con uno spigolato attacco all’inefficienza legislativa del Governo, nel momento in cui si veda bussare alla porta da una condanna al carcere per reato di opinione.
Lo giustifico pensando che, trattandosi del soffocamento della libertà della propria persona, si sia fatto prendere dal panico, panico che gli ha ottenebrato la mente e lo ha costretto a scalpitare ingiurie contro un Parlamento che non ha fatto tabula rasa del reato di opinione.
Ma, caro Feltri, non è perché le Camere non hanno ancora fatto diventare Legge la depenalizzazione dei reati di stampa che Lei è stato condannato ad un anno e mezzo di carcere a causa dell’Affaire Mitrokhin.
Caro Feltri, si ricorda quale parlamentare l’ha citata in giudizio, si ricorda di quale partito ha la tessera questa signorotto, si ricorda che in Italia, checché ne dicano le infiammate voci rauche della sinistra, la giustizia ha un solo colore ed è quello rosso?
Lei ha avallato un articolo che faceva i nomi di alcuni parlamentari sospettati di aver preso soldi dall’Unione sovietica per favorire l’infiltrazione del KGB nella direzione delle strategie politiche del vecchio PCI.
E per questo… Lei è stato condannato per concorso in diffamazione del Comunismo!