Tuesday, February 07, 2006

"How high the moon"


Nato nel 1927 a Cartena di Forlì, l’ultimo di cinque figli di padre battagliero, e padre di una figlia dal perenne animo inquieto, portato alla sua più grande passione dal fratello Vittorio, poco in auge in Patria dalla folta schiera di manicheisti avversi al suo albero genealogico, ma molto amato in America per la geniale creatività delle sue improvvisazioni musicali, ci ha lasciati venerdì 3 febbraio 2006.
E’ per lo scherzo del destino partigiano che questo jazzista tra i più apprezzati a livello internazionale si è allontanato dalla vita terrena totalmente in sordina, senza che in Italia gli fosse dato lo spazio consentito ad un Totò o ad un Pietro Mascagni, o ad un più fortunato PierPaolo Pasolini. Questo virtuosista del pianoforte ha avuto un ruolo "rivoluzionario" per la storia del jazz nel nostro Paese, avendo cominciato a incidere dischi con queste peculiari sonorità alla fine degli anni Quaranta e facendo conoscere al pubblico italiano il più grande Oscar Peterson, entrato nella storia per la straordinaria abilità nell' interpretare i classici del jazz.
Il nostro ha suonato accanto ad alcuni dei migliori solisti italiani, da Dino Piana ad Enzo Scoppa, da Gil Cuppini a Franco Tonani; ha avuto anche esperienze professionali con artisti americani negli Stati Uniti del calibro di Lionel Hampton, Dizzy Gillespie, Tony Scott, Ella Fitzgerald. Pianista dotato di una buona tecnica, cosa non molto comune nell' Italia dell' epoca, dove il jazz si muoveva in un ambito ristrettissimo ed i musicisti avevano una preparazione assolutamente autodidatta ed estemporanea, era riuscito ad aver ragione anche del tecnicismo americano ed a trasportare la sua passione in giro per il mondo (U. S. A., Canada, Messico, Venezuela, Australia, Kenia, e Corea).
Ma pochi sanno di chi sto parlando. Il giorno del suo funerale le cronache dei quotidiani e le veline ansa hanno preferito dilungarsi, quando ne abbiano parlato, sugli altarini del padre – altarini ormai noti a tutti e consegnati alla storia circa 60 anni fa – e sulla espressione nostalgica delle facce anziane che partecipavano alla funzione. Hanno maliziato sulla presenza di certune - e non di altre – cariche dello Stato, dimenticato che Lui, il Romano Full degli anni ’40, ben poco spazio aveva lasciato alla politica, spazio tutto concentrato nei due memoriali in ricordo del padre e nei rari suggerimenti di alleanze alla figlia ribelle.
Romano Full aveva preferito plagiare la sua anima al trono dell’arte e consacrarla nel limbo delle virtuosità da pianoforte e dei colori acerbi dei suoi quadri, dimenticando di chiamarsi Mussolini…